di Angelo Frascarelli (Università di Perugia), Roberto Bartolini (Kverneland Group Italia), Bruno Agazzani (ditta Speziali Antenore) e Gabriele Chiodini (Università di Perugia)

Il secondo anno di sperimentazione del progetto Kverneland Group Academy ha confermato i benefici della minima lavorazione e del rateo variabile

Kverneland Group Academy è un progetto di Kverneland Group Italia e del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia (Dsa3), che nasce con l’obiettivo di misurare e analizzare gli effetti delle tecnologie per l’agricoltura di precisione (adp), in combinazione con diverse strategie di lavorazione del terreno, per le principali coltivazioni italiane.

Per la lavorazione a strisce è stato utilizzato lo strip tiller Kultistrip

La valutazione riguarda gli aspetti economici, con l’intento di individuare gli effetti sui costi e sui ricavi delle diverse soluzioni di agricoltura di precisione e di lavorazione del terreno. Stiamo assistendo, infatti, a una diffusione delle tecnologie per l’agricoltura di precisione che sta viaggiando a ritmi abbastanza contenuti rispetto alle aspettative, proprio perché gli operatori hanno difficoltà a individuare i reali vantaggi economici. Il progetto intende proprio sviscerare questo aspetto, così da offrire un supporto agli imprenditori che intendono modernizzare i propri processi produttivi.Pubblicità

Il disegno sperimentale

Nel 2019 è stato completato il secondo anno di sperimentazione del progetto di Kverneland Group Italia e del Dsa3 dell’Università di Perugia, dedicato all’analisi dei costi e dei ricavi nell’ambito della coltivazione del mais da granella. Per questo scopo è stato allestito un campo sperimentale della superficie di circa 20 ettari all’interno dell’azienda agricola Villagrossa Sas di Mantova.

Il disegno sperimentale è frutto della combinazione tra diversi livelli di agricoltura di precisione e differenti tecniche lavorazione del terreno. In particolare, i livelli di agricoltura di precisione che sono stati testati nella prova sono tre:

  • livello 0: nessun sistema per l’agricoltura di precisione (rappresenta il controfattuale sulla base del quale vengono misurati gli effetti delle altre tesi);
  • livello 1: guida automatica, controllo automatico delle sezioni e mappe di prescrizione per la distribuzione delle sementi;
  • livello 2: guida automatica, controllo automatico delle sezioni e mappe di prescrizione per la distribuzione del concime.

Invece, le tecniche di lavorazione del terreno che sono state utilizzate sono:

  • tradizionale: costituita da aratura e due passaggi con erpice rotante;
  • minima lavorazione: rappresentata dalla lavorazione con coltivatore CTC;
  • strip till: passaggio con Kultistrip.

I tre livelli di agricoltura di precisione sono stati combinati con le tre modalità di lavorazione del terreno, ottenendo nove tesi sperimentali: ogni tesi sperimentale prevede, quindi, un singolo livello tecnologico e un solo criterio di lavorazione del terreno.

Al fine di aumentare l’affidabilità e la robustezza dei dati, ogni tesi sperimentale è stata ripetuta due volte (tab. 1). Un approccio di questo tipo permette di evidenziare come cambia l’effetto l’effetto sui risultati al variare sia della tecnologia sia della metodologia di lavorazione.

Le operazioni in campo

La prima attività del progetto è stata la mappatura delle caratteristiche chimico-fisiche della superficie, oggetto della prova, che ha permesso di ottenere delle informazioni riguardanti la distribuzione spaziale degli elementi nutritivi e delle caratteristiche fisiche del terreno nell’ambito di ogni singola parcella; si tratta di un’attività fondamentale per consentire l’implementazione delle diverse tecnologie per l’agricoltura di precisione e, in particolare, per la costruzione delle mappe di prescrizione.

Successivamente si è proceduto con lo svolgimento delle diverse operazioni colturali, cercando di standardizzare al massimo la prova (uniformità della distribuzione di acqua; svolgimento delle operazioni in un lasso di tempo concentrato, utilizzo del medesimo operatore per la stessa attività su tutte le particelle).

La lavorazione tradizionale è stata rappresentata da aratura (nella foto l’aratro Kverneland Variomat 2500 S) e due passaggi con erpice rotante

Tutte le operazioni sono state monitorate attraverso una scheda di rilevazione che ha permesso di registrare i tempi per l’esecuzione delle singole attività e gli input impiegati (con riferimento alle attrezzature, agli input agronomici, ai consumi energetici e alla manodopera impiegata). Parallelamente sono stati rilevati tutti i ricavi e i costi non associati alle singole operazioni, ma che comunque impattano nel conto economico: pagamenti diretti; costo d’uso del terreno/canone di affitto; imposte; interessi sul capitale di anticipazione.

Dopo la raccolta del mais, terminato il monitoraggio di tutte le operazioni, sono stati analizzati i costi e i ricavi della prova, allo scopo di individuare gli effetti delle diverse soluzioni di agricoltura di precisione e di lavorazione del terreno.

I ricavi

I ricavi sono rappresentati dalla vendita del prodotto e dai pagamenti diretti. Per determinare i ricavi derivanti dalla vendita del prodotto si è moltiplicato la quantità di prodotto raccolto in ogni singola particella per il prezzo di riferimento (ottenuto dalla media Ismea delle ultime 12 quotazioni del mais ibrido nazionale nel periodo novembre 2018-ottobre 2019).

Dal punto di vista delle rese produttive si notano, purtroppo, dei dati estremamente bassi: tale situazione è da attribuire alla presenza di una primavera estremamente piovosa, che ha provocato addirittura un allagamento dei campi dopo l’emergenza del mais, abbinata a un’estate estremamente calda, con una violenta grandinata in corrispondenza della fioritura del mais, che hanno compromesso l’ottimale sviluppo della coltura. Tuttavia questo aspetto non ha pregiudicato l’analisi, poiché l’intento della prova è misurare le differenze in termini di costi e di ricavi tra le diverse tesi sperimentali e non il singolo dato puntuale.

Per completare il calcolo dei ricavi, al valore della produzione è stato sommato il valore dei pagamenti diretti (pagamento base più pagamenti greening) medio della zona (400 euro/ha).

La tab. 2 mostra che:

  • la parcella con le migliori performances è quella gestita con le lavorazioni minime e con il livello 1 di agricoltura di precisione, dove si raggiungono 2.120 € di ricavi ad ettaro;
  • nell’ambito delle diverse tecniche produttive, i risultati migliori si ottengono sempre in presenza del livello di agricoltura di precisione 1 (guida automatica, controllo automatico delle sezioni e mappe di prescrizione per la distribuzione delle sementi), seguito dal livello 2 (guida automatica, controllo automatico delle sezioni e mappe di prescrizione per la distribuzione del concime);
  • la gestione senza sistemi per l’agricoltura di precisione (livello 0) fa registrare i risultati più bassi.

I costi

L’analisi mostra che l’introduzione dei sistemi per l’agricoltura di precisione genera un incremento dei costi variabili: le mappe di prescrizione, infatti, tendono a ottimizzare la distribuzione degli elementi e, in terreni con elevato potenziale produttivo, questo si può tradurre in un aumento delle quantità di semente e di fertilizzante distribuite in campo nel caso in cui si decide di massimizzare la resa. Per quanto riguarda i consumi di gasolio, invece, si nota una drastica riduzione dei quantitativi impiegati nel caso delle minime lavorazioni e dello strip till.

Il progetto Kverneland Group Academy nel 2020 giunge al suo terzo anno di sperimentazione

Sotto il profilo dei costi fissi emerge un loro leggere incremento per l’utilizzo di macchine con la tecnologia di precisione, indipendente dalle modalità di gestione del suolo. Parallelamente, le minime lavorazioni e lo strip till, in virtù della più bassa intensità delle lavorazioni, permettono di ridurre i costi associati all’ammortamento delle macchine e degli attrezzi. Il costo per il lavoro non subisce sensibili variazioni legate all’utilizzo delle tecnologie, mentre si riduce nel caso di lavorazioni a bassa intensità (strip e minima lavorazione). Le altre voci di costo (interessi, imposte e costo d’uso del capitale fondiario) non risentono del livello tecnologico adottato e dalla metodologia di lavorazione.

A questo punto è possibile determinare i costi espliciti, sommando tutte quelle voci di costo che determinano una reale uscita di risorse monetarie per l’imprenditore (a esclusione dei fattori apportati dello stesso: lavoro proprio e terreno di proprietà) e i costi totali, che invece comprendono tutte le voci di costo.

Dall’analisi dei costi, sia espliciti sia totali (tab. 3), emerge che:

  • i costi aumentano in presenza delle tecnologie per l’agricoltura di precisione, in particolare con il livello 1;
  •  le tecniche di gestione del terreno hanno il maggiore impatto sui costi; infatti il ricorso alle lavorazioni tradizionali fa lievitare in maniera sensibile i costi rispetto alle minime lavorazioni per tutti i livelli tecnologici esaminati.

La redditività

Il reddito netto è ottenuto dalla differenza tra i ricavi e i costi espliciti; l’utile è ottenuto dalla differenza tra i ricavi e i costi totali (tab. 3). I risultati, in termini di redditività, mostrano che:

  • il livello tecnologico 1 (guida automatica, controllo delle sezioni e rateo variabile nella semente) genera il risultato migliore;
  • segue poi il livello 2 (guida automatica, controllo delle sezioni e rateo variabile nei concimi);
  • nonostante i sistemi per l’agricoltura di precisione generino un aumento di costi (sia espliciti che totali), i risultati produttivi sono in grado di compensare ampiamente l’aumento che questi sistemi comportano; pertanto le redditività migliora con l’adozione dell’agricoltura di precisione.

Guardando tutte le tesi nel loro complesso, la combinazione che fa registrare la redditività migliore è quella che prevede le lavorazioni minime abbinate al livello 1 (con un reddito netto di 569 €/ha); segue poi la tesi dove si è praticata la lavorazione a strip e il livello 1 (479 €/ha) e, successivamente, la strip combinata al livello 2 (436 €/ha).

La fig. 1, che riassume i redditi netti derivanti dalle diverse tesi, mette in evidenza come la sinergia tra lavorazioni conservative e alti livelli tecnologici gioca un ruolo determinante nel miglioramento della redditività della coltura, rispetto alle tesi in cui si praticano lavorazioni tradizionali senza il ricorso alle tecnologie. A tal proposito occorre precisare che la ridotta dimensione delle parcelle sperimentali, associata alla regolarità delle stesse, non consente di esaltare il ruolo svolto dai sistemi di guida satellitare e di controllo delle sezioni nell’efficientamento delle lavorazioni. In questo contesto, l’analisi va a sottostimare gli effetti positivi legati all’utilizzo di tali strumentazioni poiché viene trascurato il ruolo di annullamento delle sovrapposizioni.

Considerazioni

Dall’analisi è evidente che l’agricoltura di precisione migliora sempre le performance produttive, indipendente dalle modalità di coltivazione adottate; tale risultato è particolarmente evidente nel caso in cui si attua una distribuzione a rateo variabile delle sementi rispetto al concime. Ovviamente l’effetto sulla redditività si amplifica in presenza di modalità di gestione del terreno a bassa intensità, poiché si riescono a combinare gli effetti positivi delle soluzioni.

Tuttavia, occorre fare una precisazione importante: nel caso dell’agricoltura di precisione e, in particolare, in presenza di mappe di prescrizione, le conoscenze e le competenze dei tecnici assumono un ruolo fondamentale. Per ottenere risultati positivi è necessario che vi sia alla base una forte competenza tecnica, che sia in grado di leggere e interpretare i dati in maniera adeguata e di generare una “ricetta” capace di massimizzare i risultati.